biografia
a cura di Luca Tempini

Introduzione
 
Prologo
 
L'ambiente
 
Le prime note... di giorno
 
I tentativi
 
Cantante professionista
 
Le canzoni stonate...
 
L'influenza del cinema
 
Ragazzo nell'est
 
Quella sua maglietta fina
 
I giri di Camilla
 
La consacrazione definitiva
 
Il sabato del villaggio
 
Solo in compagnia di sé senza chiedere il permesso...
 
Un nuovo disco e un discografico nuovo
 
Canzoni e una piccola (grande) storia che continua...
 
Alé-oó
 
La canzone del secolo
 
La vita è adesso, il sogno, sempre
 
D'Assolo continuerò
 
Un trovatore perso un cantastorie muto
 
OLTRE
 
Appunti sparsi su quel che c'è
 
Sempre lo stesso, più grigio ma non domo
 
L'anima nuova di Claudio
 
Da me a te e dalla città allo stadio: un progetto lungo un sogno
 
Giri di "valzer" per un viaggiatore
 
Di nuovo "in viaggio" per sapere cosa c'è laggiù...
 
Sogno di una notte di note
 
Come per incanto
 
I concerti irregolari
 
L'uomo della storia accanto
 
Tutti in un abbraccio
 
'O scia'
 
Da cantautore a commendatore
 
Finale in... crescendo
 
Titoli di coda
 
Bibliografia e testi
 
Credimi, CREDITI
 

Tutti in un abbraccio

Il primo giugno, anche per promuovere il primo dei suoi concerti in programma ad Ancona il giorno quattordici dello stesso mese, Claudio presenzia allo stadio Del Conero dove si svolge la partita fra la squadra locale e il Venezia; la presenza di Baglioni porterà fortuna all'Ancona che si assicurerà l'incontro e si spalancherà le porte dell'agognata serie A.

Di questi giorni è anche una pubblicazione editoriale essenzialmente fotografica che si fregia del carattere dell'ufficialità: A tempo di musica è un lussuoso libro di istantanee, curato e realizzato da Alessandro Dobici, noto fotografo da tempo collaboratore di Baglioni.

Il giorno precedente all'esordio del tour, Claudio presenzia all'Università di Ancona dove si sottopone al fuoco di fila dei giornalisti e della nutrita schiera degli studenti, accorsi numerosi a questa particolare "lezione".
Ciò che è comunque evidente, e che si può desumere sia dall'atteggiamento del cantante che da quello della stampa e dei fan, è il sentimento d'attesa "fremente" per uno spettacolo che promette di essere scoppiettante e sorprendente. Del resto, quasi tutti i quotidiani nazionali riportano notizie riguardanti quello che viene ormai da tutti definito come l'evento musicale dell'anno.

E in effetti, ciò che si presenta alla vista dei convenuti allo stadio Del Conero di Ancona, la sera del 14 giugno, è un allestimento impiantistico di grande effetto: il palco appena rialzato, che come una grande portaerei grigia si estende in diagonale per tutta la lunghezza del campo e copre una superficie complessiva di duemila metri quadrati, è sontuosamente illuminato da 500 luci motorizzate e sovrastato da ben 100 casse acustiche per una potenza misurata in duecentomila watt. Per rendere possibile una tale realizzazione, cento persone hanno dovuto lavorare ininterrottamente per quindici giorni interi.
Mentre gli spalti stanno ancora riempiendosi dei ritardatari fino a colmare gli ultimi spazi rimasti e mentre l'imbrunire sta man mano celando alla vista i contorni limitrofi dell'adriatico, annacquandoli in un'unica distesa diafana, ecco che gli altoparlanti diffondono, puntuali e improvvisi, la calda voce di Baglioni: il cantante, tuttavia, rimane ancora celato mentre la sua voce elenca i nomi e i cognomi dei collaboratori e degli assistenti in forma d'appello.
Poi, proprio nel momento in cui i mormorii d'eccitazione sfumano in un silenzio carico d'attesa, una figura bianca e con la chitarra a tracolla fa il suo ingresso sull'ampio terreno verde. Il primo boato di contentezza lascia il posto a un fragile silenzio, subito rotto dalle prime note di 51 Montesacro. Baglioni compie un giro di campo in completa solitudine, realizzando un lungo medley di alcuni dei suoi brani più famosi. Poi, a seguire, l'inizio del concerto vero e proprio. Sul palco prende posto, accanto alla consolidata band, un gruppo di quaranta musicisti preposti all'accompagnamento orchestrale dei brani. Ma ciò che è inusuale, per una manifestazione di questo tipo, è quello che si scatena intorno alla lunga pedana: centinaia di artisti, infatti, si alternano in un divenire colorato di azioni mettendo in scena un'allegra babele di danzatori, acrobati, pattinatori e gruppi circensi, precedentemente selezionati da Pepi Morgia e Luca Tommassini.
Si anima, dunque, uno spettacolo multiforme che sarà necessariamente diverso di serata in serata poiché questi gruppi verranno sostituiti da altri, di generi ed espressioni diverse, nell'ambito delle tappe successive. Soprattutto durante lo svolgersi della "prima", però, questa vivace compagnia di artisti risulta ancora un po' disarmonica rispetto a ciò che avviene sul palco: non c'è, infatti, piena rispondenza coreografica fra le canzoni e le evoluzioni dei performer, che risultano piuttosto improvvisate; del resto, non potrebbe essere diversamente, poiché il tempo delle prove è stato davvero limitato.
Comunque, lo spettacolo rilascia le consuete, innumerevoli suggestioni, e si dipana secondo una scaletta piuttosto consueta che trova spazio per brani classici da un po' di tempo abbandonati nelle esibizioni live. La tappa di Ancona è impreziosita dalla presenza di Andrea Bocelli che, con la sua limpida voce tenorile, sollecita Baglioni nella piacevolissima Con tutto l'amore che posso, concedendo agli astanti incantati soffici e reiterati brividi d'emozione.
Nonostante gran parte della stampa racconti di un grande e fulgido successo, all'indomani dello spettacolo, e paradossalmente proprio tra i fan più fedeli all'artista, serpeggia qualche velata critica al suo indirizzo: secondo costoro, Baglioni avrebbe fatto ricorso, in qualche occasione, ad alcune "voci di supporto", utilizzate soprattutto nell'ambito delle canzoni di nuova produzione, peraltro pochissime e inserite in rapida successione.
Interrogato sulla questione durante un'intervista radiofonica rilasciata qualche giorno dopo al giornalista del Corriere della Sera Mario Luzzatto Fegiz, però, Baglioni smentisce recisamente l'accusa, e dà appuntamento al suo prossimo concerto: il leggendario stadio Giuseppe Meazza di Milano, infatti, lo ospiterà di lì a poco.

Come lo stesso cantante aveva lasciato supporre, lo spettacolo di San Siro, corroborato dal rodaggio anconetano, riesce decisamente meglio: Claudio appare più allenato anche se, molto probabilmente, è l'intera acustica dello stadio milanese a rispondere in maniera adeguata.
Unico neo dello spettacolo è la cornice quasi diurna nella quale si svolge una buona parte dello spettacolo: l'inizio anticipato a causa delle disposizioni comunali, infatti, non consente di godere appieno di una coreografia che ha soprattutto nelle luci il suo riferimento principale.
Alle canzoni del nuovo album proposte durante la prima tappa (Sono io, Tutto in un abbraccio, Grand'uomo, Mai più come te) si aggiunge una spiritosissima interpretazione di Serenata in sol, con tutti i musicisti allineati in fila a improvvisare una sorta di "trenino". È durante la presentazione di questi brani che fa la sua comparsa Giovanni: il figlio di Claudio si unisce con la sua chitarra a quelle di Paolo Gianolio e Danilo Minotti, al piano del mitico Walter Savelli, alle tastiere di Luigi Boscariol, al basso di Paolo Costa e alla batteria di Lele Melotti nell'accompagnamento musicale delle nuove canzoni.
Il coinvolgimento e l'entusiasmo del pubblico, stimabile intorno alle quarantamila unità, raggiunge il diapason allorquando Laura Pausini, ospite della serata, s'unisce al padrone di casa nell'esecuzione di una E tu... nella quale gli acuti dei due cantanti sono fuochi d'artificio che accendono lo stadio e scaldano anche i cuori più algidi.
Quando la serata si conclude con la sferzata di Via, l'entusiasmo è incontenibile e il pubblico si scatena gioioso in un'onda anomala che stringe lo stadio "tutto in un abbraccio".

Il 21 giugno Claudio fa il suo debutto da commissario tecnico sulla panchina della nazionale cantanti, impegnata allo stadio Giglio di Reggio Emilia nell'incontro benefico contro i piloti per raccogliere fondi a beneficio dei bambini dell'Iraq.
Impeccabile, in un doppio petto scuro elegantissimo, sembra davvero un "mister" votato al conseguimento della vittoria.

È di questi giorni, inoltre, la notizia che alle date del tour già in calendario se ne aggiungerà un'altra da tenersi allo stadio Arena della Vittoria di Bari il giorno 8 luglio.

Il giorno 23 è invece il turno dello stadio Euganeo di Padova, dove nemmeno un violento acquazzone riesce ad arrestare la crescente passione dei diciottomila accorsi: fortunatamente il temporale è di breve durata e il concerto si può tenere senza grossi disagi. L'ospite della serata è l'intramontabile Gianni Morandi, ancora capace di stupire in una sublime interpretazione di Poster e della sua Un mondo d'amore, entrambe cantate in coppia con Baglioni.

Qualche giorno dopo, la giuria del premio Lunezia, prestigioso riconoscimento assegnato all'autore di canzoni con il più alto requisito di intuizioni letterarie, annuncia la vittoria di Claudio Baglioni e del suo Sono io, l'uomo della storia accanto. Il premio verrà consegnato alla metà di luglio ad Aulla, in Lunigiana, e precederà una breve esibizione del vincitore.

Il tour procede ormai speditamente, rastrellando consensi ovunque ed entusiasmi assortiti: Firenze non fa eccezione e il 27 giugno convoglia un pubblico festante che, abituato al pulviscolo d'orato dell'arte, è capace di cogliere ogni sfumatura di uno spettacolo che dell'arte varia fa il suo esplicito manifesto: in un Franchi quasi colmo, è Biagio Antonacci a fare da comprimario nel seducente incedere di una Io me ne andrei e di una Se io, se lei ritmate sino al parossismo.

Il giorno successivo, profilandosi ormai il concerto dell'Olimpico, Claudio è ospite della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma, dove risponde alle domande di studenti e convenuti.

Distillatore copioso di emozioni live, piazzaforte di quello che con un termine botanico potremmo definire “habitat naturale" del pubblico baglioniano, l'Olimpico apre i battenti a sessantacinquemila persone che riempiono lo stadio della capitale nel caldo torrido del primo luglio romano.
Il concerto nella sua città è sempre sentito in modo un po' particolare da Claudio, tanto che qui egli non risparmia alcunché della sua inesauribile vena d'artista. A detta di molti, in effetti, questo è lo spettacolo nettamente migliore fra tutti quelli di quest'ultimo tour. Ciò che risulta non riuscitissimo, tuttavia, è il momento dedicato agli ospiti: anziché riservare lo spazio a uno dei suoi colleghi come in tutte le altre occasioni, qui la passerella è concessa a un nutrito numero di personaggi svariati, perlopiù indipendenti dal mondo della canzone. Se si esclude Renato Zero, infatti, fanno la loro comparsa sul palco Leonardo Pieraccioni, Fabrizio Frizzi, Roberta Capua, Clarissa Burt, Teo Mammuccari, Enrico Brignano e Pino Insegno che danno vita a un'interpretazione un po' cacofonica e confusa della sempiterna Poster. Le poche note rilasciate dall'inconfondibile voce di Renato Zero, alternata per una sola strofa a quella di Claudio, istillano in molti il rimpianto per quello che, se prolungato, avrebbe potuto essere un duetto straordinario. Ad ogni modo, anche questo momento di voluta confusione contribuisce a far crescere l'entusiasmo, già alle stelle dopo il precedente intervento di Giovanni, presenza ormai continua negli spettacoli itineranti del padre.
Agli scoppiettii di Via, che innescano il favoloso finale, si aggiungono quelli altrettanto festosi dei fuochi artificiali che colorano la notte di luci, rumori ed emozioni assortite.
Da segnalare, fra le centinaia di figuranti sulla scena, anche alcuni tecnici di Canale 5, intenti a registrare l'evento per una prossima programmazione televisiva.

Pochi giorni dopo (5 luglio) il concerto va di scena in un altro dei feudi baglioniani: Napoli. Anche al San Paolo, gremito da trentacinquemila persone, il cantautore dà prova di un notevolissimo stato vocale e dipana una a una le consuete canzoni affidandosi all'ormai collaudata scaletta. Questa volta, a costituire suggestiva integrazione alla sua voce sono i controcanti "strumentali" e ritmati dei Neri per caso che accompagnano Baglioni in Poster e in una riuscitissima 'A città 'e Pulecenella.

Fila via liscio anche l'appuntamento pugliese di tre giorni dopo. Claudio è molto affezionato a Bari, come dimostra l'ormai celebre intervento del Petruzzelli risalente ad alcuni mesi prima: più di sedicimila persone, del resto, ricambiano quell'evidente affetto tributandogli un'accoglienza festante. Le tribune del Delle Vittorie sono macchiate capillarmente d'arancione, il colore con cui il pubblico ha scelto di caratterizzare, dopo il periodo giallo, rosso e blu, questi grandiosi spettacoli; l'ospite è Ron, accolto calorosamente dai suoi corregionali sin dalle prime note di Amore Bello, cui segue, sempre in duetto con il "padrone di casa", la splendida Non abbiam bisogno di parole. Da segnalare che a pochi chilometri da Bari, presso il castello di Barletta, si sta svolgendo contemporaneamente il concerto di Youssou N'dour, il celebre cantante africano molto amico di Baglioni e con il quale, ai tempi di Oltre ci fu addirittura una collaborazione artistica (Le mani e l'anima).

L'ultima tappa di questo ennesimo e faraonico girovagare per i grandi stadi italiani spetta alla Sicilia e nella fattispecie a Catania. Il giorno 12 luglio l'Angelo Massimino ospita più di venticinquemila persone, gremendosi al limite della capienza.
Anche nella città etnea, Baglioni stupisce ed esalta con il suo istrionismo da "incantautore" per più di tre ore ininterrotte.
Così come la voce tenorile di Andrea Bocelli aveva inaugurato gli show, ora quella sopranile di Filippa Giordano, che si esibisce in Poster e in una stupefacente Fratello sole, sorella luna, li conclude, racchiudendoli in un percorso di suggestiva liricità.
Dopo otto concerti colmi di musica, colori, atmosfere ed espressioni artistiche di ogni tipo che hanno richiamato più di duecentotrentamila spettatori da ogni angolo d'Italia, il sipario viene calato anche sull'evento estivo che ha calamitato tanta parte della popolazione musicale italica. All'orizzonte, tuttavia, come una promessa d'appuntamento lanciata a innalzarsi contro il blu notturno del cielo, arriva la notizia di un tour autunnale, stavolta da ambientarsi nei palasport di tutta la penisola. E così, nella sera chiara d'emozione, da lontano arriva ancora, elettrica e squillante, l'armonia di un prossimo suono di fanfara: il pubblico di Catania può sfollare sereno andando incontro all'orizzonte scurito dalle tenebre e ai gorgoglii spettacolari del suo vulcano. Il saluto sincero e riconoscente di Baglioni alla sua gente contiene, ancora una volta, il dolce sapore dell'arrivederci.