biografia
a cura di Luca Tempini

Introduzione
 
Prologo
 
L'ambiente
 
Le prime note... di giorno
 
I tentativi
 
Cantante professionista
 
Le canzoni stonate...
 
L'influenza del cinema
 
Ragazzo nell'est
 
Quella sua maglietta fina
 
I giri di Camilla
 
La consacrazione definitiva
 
Il sabato del villaggio
 
Solo in compagnia di sé senza chiedere il permesso...
 
Un nuovo disco e un discografico nuovo
 
Canzoni e una piccola (grande) storia che continua...
 
Alé-oó
 
La canzone del secolo
 
La vita è adesso, il sogno, sempre
 
D'Assolo continuerò
 
Un trovatore perso un cantastorie muto
 
OLTRE
 
Appunti sparsi su quel che c'è
 
Sempre lo stesso, più grigio ma non domo
 
L'anima nuova di Claudio
 
Da me a te e dalla città allo stadio: un progetto lungo un sogno
 
Giri di "valzer" per un viaggiatore
 
Di nuovo "in viaggio" per sapere cosa c'è laggiù...
 
Sogno di una notte di note
 
Come per incanto
 
I concerti irregolari
 
L'uomo della storia accanto
 
Tutti in un abbraccio
 
'O scia'
 
Da cantautore a commendatore
 
Finale in... crescendo
 
Titoli di coda
 
Bibliografia e testi
 
Credimi, CREDITI
 

Ragazzo nell'est

Un'altra delle bizzarrie che caratterizzano questo strano periodo di crisi è senz'altro la partecipazione al festival della canzone internazionale di Sopot, in Polonia, dove Claudio, nel settembre del 1971, è invitato a rappresentare l'Italia. Con grande sorpresa, ottiene un successo notevolissimo, culminato con la conquista del premio assegnatogli dalla critica.
Così, quando nell'estate successiva un'agenzia polacca gli propone di effettuare una lunga tournée in quel paese, il cantautore, memore degli allori ottenuti, non esita a rispondere affermativamente.
Con il suo risicato repertorio, integrato da altre canzoni e addirittura da brani popolari (La famiglia dei Gobbon, Canta se la vuoi cantar, ecc.) prende a girovagare per questa nazione dell'est europeo, confortato immediatamente da un'ottima partecipazione di pubblico.

In interviste successive, Baglioni dichiarerà che probabilmente la Polonia è stata il suo "Rubicone musicale", il periodo nel quale egli capisce quanto siano importanti la semplicità d'espressione e la necessità di farsi capire in maniera naturale. In quel paese dove per farsi comprendere è necessario anche ricorrere alla gestualità, egli maturerà la convinzione di fare della spontaneità e della essenzialità le prerogative principali del suo linguaggio futuro.
L'affiatamento con il gruppo dei musicisti, il discreto successo ottenuto e la non comune compostezza della gente durante i concerti, se paragonati alle censure italiane, agli insuccessi commerciali e ai fischi recenti, provocano nel giovane musicista un istinto di meditazione a rimanere per sempre nel paese dell'Est europeo.
Lo convincono a recedere dall'intendimento, ancora una volta, i membri stessi del suo "entourage", che fanno leva sul suo orgoglio di perfezionista incallito: c'è infatti un progetto iniziato poco prima di partire e lasciato incompiuto che necessita di essere finito: per questo, e per conseguire la rivincita su coloro che non hanno mai creduto nelle sue capacità, si risolve a rientrare in patria.
Quello che il cantante si appresta a definire dovrà essere l'ultimo lavoro prima del ritorno alle sue occupazioni di aspirante architetto, un guanto di sfida a un ambiente che non ha mai saputo comprenderne il genio e che ne ha decretato superficialmente una fine anticipata.
Una fine, evidentemente, destinata a essere indefinitamente procrastinata.