biografia
a cura di Luca Tempini

Introduzione
 
Prologo
 
L'ambiente
 
Le prime note... di giorno
 
I tentativi
 
Cantante professionista
 
Le canzoni stonate...
 
L'influenza del cinema
 
Ragazzo nell'est
 
Quella sua maglietta fina
 
I giri di Camilla
 
La consacrazione definitiva
 
Il sabato del villaggio
 
Solo in compagnia di sé senza chiedere il permesso...
 
Un nuovo disco e un discografico nuovo
 
Canzoni e una piccola (grande) storia che continua...
 
Alé-oó
 
La canzone del secolo
 
La vita è adesso, il sogno, sempre
 
D'Assolo continuerò
 
Un trovatore perso un cantastorie muto
 
OLTRE
 
Appunti sparsi su quel che c'è
 
Sempre lo stesso, più grigio ma non domo
 
L'anima nuova di Claudio
 
Da me a te e dalla città allo stadio: un progetto lungo un sogno
 
Giri di "valzer" per un viaggiatore
 
Di nuovo "in viaggio" per sapere cosa c'è laggiù...
 
Sogno di una notte di note
 
Come per incanto
 
I concerti irregolari
 
L'uomo della storia accanto
 
Tutti in un abbraccio
 
'O scia'
 
Da cantautore a commendatore
 
Finale in... crescendo
 
Titoli di coda
 
Bibliografia e testi
 
Credimi, CREDITI
 

La vita è adesso, il sogno, sempre

Nonostante la mezza ammissione concessa dallo stesso autore dinanzi alle telecamere della Rai all'atto della sua esibizione sanremese, i mesi successivi trascorrono senza che si abbia più alcuna notizia fondata sia sul cantante che sul suo lavoro.
L'unica rivelazione certa, pure se ufficiosa, è il "ritiro" di Baglioni, cominciato del resto già nella primavera del 1984, presso gli studi londinesi Manor per la realizzazione del nuovo album.
Solo nel maggio dell'anno successivo la casa discografica conferma l'imminente uscita dell'inedito e dà il via alla raccolta delle prenotazioni per il suddetto: in pochissimi giorni, tali prenotazioni superano le 300.000 copie. Giugno, finalmente, è il mese del grande ritorno e persino il TG1 delle 20, cosa davvero inconsueta per i tempi, concede uno spazio significativo alla presentazione del disco: episodio, questo, sufficientemente esemplificativo dell'attesa creatasi attorno al nuovo lavoro di Claudio.

Un'espressione ammiccante, resa ancor più evidente dal primissimo piano del cantante, costituisce l'elemento principale della copertina patinata. Sulla parte superiore del bordo bianco che contorna la fotografia compare una accattivante grafia azzurra rivelatrice dell'attesissimo titolo: La Vita È Adesso. Sul retro appare invece, accanto ai crediti dovuti a tutti i collaboratori, la definizione di un inusuale sottotitolo, continuazione del principale: Il Sogno È Sempre. La confezione è apribile e mostra, al suo interno, lo straordinario scorcio fotografico di una Roma ripresa dall'alto. È curioso rilevare che, a detta dello stesso Baglioni, proprio dalla terrazza di un bar dalla quale si può ammirare siffatto panorama sono nati la maggior parte dei testi dell'album. Proprio in omaggio a quest'inedita stranezza, l'ellepì si sarebbe dovuto titolare Un bar sulla città, successivamente soppiantato dal titolo effettivo per la scelta strategica di dare più slancio alla canzone guida.

La Vita È Adesso appare essere, una volta di più, un disco molto curato sia sotto l'aspetto musicale, sia sotto quello testuale; per rendere ancor più suggestivi i virtuosismi sinfonici, Claudio si avvale, manco a dirlo, di uno staff internazionale di prima grandezza: Stuart Elliott, Pete van Hooke e Brett Morgan alla batteria, Ray Russel e Phil Palmer alla chitarra elettrica, Mo Foster e Felix Krish al basso, Paul Keogh alla chitarra acustica, Trevor Bastow e Jess Bailey al pianoforte, Derek Austen e Nick Glennie Smith alle tastiere.
Per le partiture degli archi, scritte da Celso Valli, gli vengono addirittura tributati i complimenti della London Symphony Orchestra.
La musicalità del disco è avvolgente e si "spalma" sui testi perfettamente: siamo ancora nella fase in cui essa è funzionale al testo, piuttosto che il contrario, ma l'equilibrio tra i due ingredienti pare ora essere più stabile che nelle precedenti circostanze: talvolta, infatti, è il testo a essere messo in funzione della metrica musicale e, a questo proposito, sia da dimostrazione l'utilizzo a piene mani della tecnica dell'enjambement, un procedimento stilistico che consiste nella rottura della coesione unitaria metrico-sintattica di un verso il cui senso, anziché concludersi dando luogo alla pausa, si prolunga nel verso successivo.

Si resta invece piacevolmente sorpresi nell'apprendere che, stavolta, anche per la composizione dei testi il cantautore si avvale di un inedito collaboratore: Paola Massari, moglie di Baglioni e all'esordio assoluto in questo ruolo. Ella si rivela, a detta del cantautore stesso, collaboratrice preziosissima soprattutto "nell'aggiustamento delle spigolature e nella messa a punto della sonorità delle parole".
Ciò ch'esce fuori da questo inusitato connubio è una poetica permeata dal senso di precarietà degli eventi, ai quali non si riesce a tener dietro soprattutto a causa di quella fretta eccessiva che caratterizza la totalità delle cose e che non permette agli uomini di godere pienamente della vita.
Nei dieci tasselli che costituiscono il mosaico dell'album viene dato grande spazio al lirismo e la poesia appare, in alcuni frammenti, davvero poderosa.
Protagonista assoluto delle vicende raccontate è l'uomo, che si esprime quale centro di un universo sofferente per la sua incompletezza e sempre alla ricerca di una felicità quasi impossibile da ottenere; esiste tuttavia, secondo la nuova filosofia baglioniana, un'arcana chiave di volta per poter uscire dall'impasse imposto dalla realtà: è il sogno, la cui dimensione occorre sempre inseguire per poter riuscire, anche nel concreto, a ottenere risultati insperati.
Ciò che è senza dubbio ancora interessante da rimarcare è il susseguirsi "giornaliero" delle vicende raccontate canzone dopo canzone, che ricostituiscono magistralmente, stavolta in senso solo temporale, la tecnica del concept album. I pezzi sembrano infatti essere scanditi e contrassegnati dal movimento solare: dalle mattinate di Un nuovo giorno o un giorno nuovo e di L'amico e domani ai pomeriggi appena freschi de La vita è adesso e di Tutto il calcio minuto per minuto, attraverso la prima, stanca serata di E adesso la pubblicità sino a raggiungere l'epilogo notturnale di Notte di note, note di notte.

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L'incipit dell'opera è quella Un nuovo giorno, un giorno nuovo che fa grande uso del già citato enjambement: grazie a questo strumento l'autore rende, con consumata abilità e proprio grazie a tale artifizio letterario, ancor più frenetico il ritmo del pezzo: gli "uomini in macchine di latta che s'inseguono a milioni" sembrano voler sfuggire dalla noiosità del quotidiano che li costringe in giorni sempre uguali e li proietta verso un sogno che non sarà certamente lo stesso per tutti ma del quale ciascuno ha bisogno per poter proseguire. È proprio da questa capacità di riuscire o meno a calarsi in questa diafana dimensione parallela che si realizzerà la possibilità di vivere il solito e ordinario nuovo giorno, piuttosto che finalmente un vero, straordinario e diverso, giorno nuovo.
 

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Le espressioni che frastagliano, senza soluzione di continuità, le prime tre "quartine" de L'amico e domani sembrano di fatto proseguire quella didascalia di immagini lievi che caratterizzano il pezzo precedente, richiamando descrizioni ambientali e "affreschi" paesaggistici evidentemente tranquillizzanti: successivamente però, la variazione metrico-musicale introduce, improvvisa, anche una mutazione di contenuti: così le "chiazze tiepide di sole", le "ragazze che ridono fresche come mazzi d'insalata", i "pensionati che piegano il giornale" lasciano spazio a espressioni permeate di senso nostalgico o addirittura di noioso fastidio per quella condizione di precarietà che caratterizza la forma dell'umano vivere: ecco che nascono versi come "allungheremo i passi incontro alla fortuna", dove quest'ultimo termine assume presumibilmente l'accezione classicistica di "sorte" e sottolinea la difficoltà di conformarsi alle esigenze di un tempo che non si riesce a sentire come proprio; che obbliga a mettersi "un'altra faccia" per "la città che aspetta fuori" e condanna ad accontentarsi, persino nell'espressione sentimentale, di amori logorati; esso è il Tiranno che ci costringe al cambiamento e ci obbliga a decisioni difficili circa le strade da prendere. Alfine però, resiste ancora la voglia di illudersi e di sognare che, in un breve futuro, tutto potrà essere diverso e che, prima possibile, potremo finalmente "segnare - col nostro cuore e le nostre voglie - le ore lente e gli anni veloci".
 

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Con la spiazzante Uomini persi, Baglioni recupera pienamente il suo mai perduto lirismo, applicandolo alla tematica sociale: operazione, questa, che aveva già fornito straordinari risultati con la stesura de I vecchi, compresa nell'ellepì precedente. Uomini persi assomiglia dunque parecchio, soprattutto nell'elaborazione stilistica, a quest'ultima traccia: anch'essa recupera frammentarie immagini di suggestione quasi cinematografica, cercando di presentare, appunto, gli Uomini persi più come individualità che come categoria; il testo tende a sottolineare il concetto che "anche questi cristi" hanno diritto alla dignità di persone, prima ancora di essere definiti dalle sole attribuzioni negative che li accompagneranno come un marchio d'infamia per il resto della vita; il pezzo analizza le infanzie di tutti coloro che, per svariati motivi, sono divenuti assassini, spacciatori e malviventi della peggior specie, riflettendo sul fatto che anch'essi hanno, un tempo, probabilmente sviluppato le medesime aspirazioni e percorso gli stessi sogni di tutti i bambini. Rispetto a I vecchi, qui si lascia meno spazio alla melodia avvolgente, forse proprio per evidenziare le trame poetiche che fanno larga eco alle produzioni letterarie di Pascoli e Pavese.
 

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Le note cadenzate che introducono la traccia-simbolo del disco sembrano anticipare anche il tema trattato: lo svolgersi ineluttabile del tempo con la sua ritualità e le sue immagini in successione; l'evolversi della giornata, con le sue fasi cicliche, diviene piena metafora di una vita che, sempre uguale a se stessa, sembra sfuggire di mano ancor prima di quanto ce ne si possa rendere conto. Accompagnata da una musica incalzante e avvolgente, La vita è adesso approfondisce ulteriormente il senso del disagio quotidiano, acuito dall'ansia indecifrabile di non poter sapere "cosa sarà il futuro". Eppure questa dolorosa crisi di vivere trova adeguata risoluzione e insperata catarsi in quella facoltà, propria dell'uomo, di poter godere di attimi improvvisi di felicità che fanno riscoprire, anche nelle cose più semplici e ordinarie, il senso pieno della vita. Anche qui pare evidente il riferimento letterario, stavolta ispirato da alcuni frammenti della lirica greca (Alceo) e latina (Orazio). Le descrizioni ambientali di grande impatto poetico, l'argomento parafilosofico e la riuscita alchimia melodica hanno fruttato un grandissimo successo a questa canzone che è divenuta, nel breve volgere di pochi mesi e a tutti gli effetti, uno dei "classici" baglioniani più celebri.
 

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L'ultimo brano del primo lato si intitola Tutto il calcio minuto per minuto ed è canzone che potremmo definire "straordinaria" per temi ed elementi narrativi. La trama del brano è in effetti molto originale e presenta tre differenti storie amorose stralciate da una malinconica domenica pomeriggio; tre coppie di età profondamente diverse si trovano a vivere in situazioni di equilibrio distanti l'una dall'altra: quella più giovane vive il pieno di un amore sbarazzino, spensierato e passionale che ancora non è passato per le asprezze della vita e assapora le prime dolcezze sentimentali; in situazione completamente opposta si svolge la vicenda di due ragazzi maturi che stanno invece vivendo gli ultimi istanti di un amore importante ma destinato malinconicamente a terminare: esso lascia in eredità ai protagonisti le tracce dolorose di un prossimo e inevitabile addio; la terza storia riguarda invece due adulti che si stanno presumibilmente ritrovando dopo un tempo di separazione e cercano cautamente di recuperare un legame ancora sincero. Con la sua grande maestria di narratore illusionista, Baglioni rappresenta tre situazioni tipiche rivestendole di connotazioni particolari e riuscendo a fornire non soltanto un'idea dell'ambientazione e una rappresentazione quasi scenografica, ma addirittura concedendo una forma quasi reale ai personaggi; con questo artificio egli consente ai suoi ascoltatori di impossessarsi della medesima storia e farla propria. Un grande ricamo poetico intessuto di straordinaria atmosfera sinfonica che regala un altro leggiadro e inconsueto capolavoro alla musica italiana.
 

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La frenesia incalzante che si avverte nell'incedere melodico di Andiamo a casa fa da cornice a un testo che, proprio per questa velocità di ritmo, assume connotati fuggevoli. La consumata storia d'amore, argomento cardine della trama, appare in effetti come l'espediente per manifestare un disagio più ampio, mentre lo sviluppo di immagini in successione e il continuo mutare delle scenografie creano un diffuso senso d'inquietudine. Sembra quasi che la fretta sia qui identificata come panacea per dimenticare la noia, la delusione, il dolore. Il desiderio di fuga del narratore si fa sempre maggiore man mano che le strofe si sviluppano sino a far trovare nel sonno liberatore di cure e dispensatore del sogno l'unica dimensione di salvezza possibile.
 

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Pur riprendendo forme e stili dei pezzi originali, anche Amori in corso non sembra essere la classica canzone d'amore che, incluso l'album precedente (Fotografie, Ora che ho te), Baglioni aveva sempre inserito nei suoi ellepì. In quest'ultimo le storie non sono più vissute in prima persona e vengono private di quel pathos sentimentale che quel particolare punto di vista riusciva pienamente a rendere. Piuttosto, Amori in corso, così come Tutto il calcio minuto per minuto, è vicenda "raccontata dall'esterno", e diviene narrazione analitica non di un singolo amore ma della tipicità dell'amore.
In questo caso, a essere fotografato in tutte le sue accezioni principali è quell'amore adolescente che riesce a trovare in ogni situazione, dalla realtà del quotidiano a quella straordinaria della vacanza, rinnovata ragione per sussistere e realizzarsi.
 

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Davvero diversa dalle canzoni che la precedono è invece E adesso la pubblicità che svela un'ambientazione unica e immobile, che nulla concede alla divagazione e che si rivela via via sempre più opprimente e claustrofobica. Questo senso di soffocamento è oltremodo sottolineato e rinvigorito anche dal costante e ripetitivo ricorso ai bassi che scandiscono il tempo ritmicamente e ossessivamente. Il ritratto di una cena familiare, monotona e preordinata a schematiche noiosità quotidiane, viene affrescato con grande verismo e capacità descrittiva. La scena che se ne ricava è di una efficacia quasi "bergmaniana", privata di fronzoli e calata in una realtà periferica alienante e svuotata di orizzonti da conseguire. Raro è persino il ricorso alle suggestioni poetiche che sono tipiche della composizione tematica baglioniana. Questo ciclico ripetersi di consuetudini, inframmezzato dal messaggio prevaricatore della pubblicità televisiva, diviene confino insostenibile per la protagonista, la quale, caratterizzata da un'energia diversa e insofferente ai canoni dell'assuefazione, diviene simbolo principale e fiero di una seppur passiva resistenza alla noia; ella rimane sveglia a guardare fuori dietro il vetro, lasciando che gli occhi, proiettandosi di fuori al suo "limes" ristretto, le riportino qualche insperata e incontaminabile traccia di un sogno diverso.
 

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Ancora inebetiti dall'ascolto del brano precedente, certamente fra i meno ortodossi e "digeribili" di tutta la produzione del nostro cantautore, ecco introdursi le note di un altro pezzo inusuale e non meno coinvolgente: Un treno per dove. Il titolo stesso evoca evidentemente un desiderio di fuga e richiama immagini indistinte di ambienti alternativi. Tuttavia il testo, dispensatore di nuove realtà auspicabili, supera il concetto insito nel titolo per approdare, attraverso l'utilizzo reiterato dell'espressione "vorrei", a un'edificazione di una vera e propria dimensione utopica ove si possano finalmente scoprire giustizia sociale, altruismo e serenità. Forse questa canzone, più ancora di tutte le precedenti, è l'emblema della necessità di aspirare al sogno per sollevarci dalle difficoltà reali. Accarezzata da un'aria musicale che asseconda un'insofferenza garbata e che si alza di tonalità allorquando tale insofferenza diviene maggiore, essa alterna espressioni di buona efficacia ad altre caratterizzate da qualche luogo comune. Anche in questa traccia è comunque evidente un chiaro principio di metamorfosi artistica, ancora di là dal compiersi del tutto ma che è ormai giunta a un chiaro punto di non ritorno.
 

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L'adagio conclusivo di Notte di note, note di notte che s'oppone evidentemente all'allegro Un nuovo giorno o un giorno nuovo dell'apertura, disegna pensieri notturni, soffusi e passeggeri che sorvolano piccole descrizioni quotidiane (i fornai che fanno il pane di domani, i muri vecchi che respirano un giovane cielo rattoppato), per atterrare sulle grandi questioni irrisolte (fra la California e il Giappone c'è chi inventerà il futuro, uomini che passano sui fogli del mondo come scarabocchi e hanno cuori affaticati).
In mezzo a entrambe ecco inserirsi, sinuosa e accattivante, la dimensione privilegiata e sintetizzante dell'irreale: essa è qui rappresentata dall'abilità del musicista incantatore che cuce le dimensioni dell'individuale e dell'universale sull'unica trama dell'immaginario. La musica e la notte divengono così complici, riuscendo a realizzarsi come complementari nella composizione artistica: pertanto il musicista diviene semplice strumento di note e parole che "cadono giù dal paradiso" e non deve far altro che inserirle sul pentagramma. Claudio riesce a esprimere mirabilmente un soffuso senso di quiete e a realizzare armonie di grande impatto. Notte di note, note di notte diviene infatti il vero manifesto del successivo tour del cantautore, e anzi, per le sue implicazioni testuali, è tuttora considerata il fulcro delle esibizioni "live" baglioniane.
 

Considerate la popolarità di cui gode il cantante e le prenotazioni effettuate a scatola chiusa, non sorprende che, dopo appena tre mesi dall'uscita, il numero delle copie vendute de La vita è adesso superi abbondantemente quota 750.000.
Forte della solita risposta del pubblico, Claudio intraprende, nel mese di giugno e partendo da Cagliari, un nuovo, mastodontico tour, che viene intitolato semplicemente Notti di note.
Ad accompagnare il cantautore romano è un gruppo di 5 elementi con Walter Savelli alle tastiere, Maurizio Galli al basso, Flaviano Cuffari alla batteria, Paolo Gianolio alle chitarre e Aldo Banfi ai sintetizzatori. Claudio, invece, si divide fra la chitarra e il suo pianoforte a coda.
Le date, circa sessanta, si susseguono interminabili sino a metà settembre, riscuotendo il solito inesauribile successo di pubblico che risponde con sempre maggiore entusiasmo di partecipazione e colore alle esibizioni del "cantastorie". Come per il precedente spettacolo itinerante, il pubblico che accorre risulta essere, una volta di più, frammisto e variegato. Accanto ai giovanissimi si riconoscono persone appartenenti a fasce di età differenti: trentenni, quarantenni, cinquantenni. Nonostante la decisa sterzata tematica e poetica degli ultimi due album, Baglioni può ancora contare su un vastissimo ed eterogeneo seguito: gli spettatori che lo seguiranno per i suoi spettacoli in giro per la penisola arrivano intorno al milione.
Il 19 settembre, in occasione di una delle ultime tappe e con una decisione senza precedenti per ciò che riguarda gli spettacoli musicali, Raiuno decide di trasmettere integralmente, in prima serata e in diretta da Roma, il concerto del Flaminio. La serata si prospetta come un vero e proprio evento per la città; allo stadio accorrono in 50 mila, mentre gli ascolti televisivi danno evidentemente ragione a chi ha promosso la trasmissione. Il giorno successivo, in replica, lo stadio si riempie nuovamente in ogni ordine di posto.

La scaletta dei concerti non si discosta dalla miscellanea classica di vecchi successi e brani nuovi. A questi ultimi è lasciato molto spazio visto che vengono eseguiti tutti integralmente con le sole eccezioni di Tutto il calcio minuto per minuto, L'amico e domani e Un treno per dove. L'esecutore attinge molto anche da Strada facendo, lasciando comunque spazio ai suoi successi tradizionali.

Da sottolineare è anche l'esibizione che Claudio compie l'ottobre successivo per Fantastico 6, in diretta dalla terrazza dell'Hotel Hilton di Monte Mario. Tale esibizione va interpretata come un omaggio del cantautore alla città eterna, che ha ispirato l'ultimo album. Egli esegue Amori in corso sulla scena suggestiva di una Roma notturna splendidamente illuminata, quindi raggiunge il Teatro delle Vittorie per cantare, in studio, Notte di note, note di notte. In quest'occasione, tra l'altro, Baglioni avrebbe dovuto suonare e cantare ma si trovava sprovvisto di strumentisti. Si dovette allora adattare alla situazione e suonò da solo con una tastiera elettronica, forse con l'appoggio di un midi. Questa tecnica particolare rappresentava, per quel tempo, una assoluta novità; dall'esperienza di quella serata, dunque, Claudio iniziò a vagheggiare l'idea di intraprendere una nuova strada musicale che si concretò compiutamente di lì a poco, con la realizzazione del tour Assolo.

La popolarità accumulata non conosce flessioni: La vita è adesso raggiunge, in meno di un anno, la ragguardevole quota di 1.200.000 copie vendute e si proietta in testa alle classifiche della hit parade per più di 5 mesi. I premi all'album e al suo autore si susseguono febbrilmente: tra questi degno di menzione è il Telegatto, alla cui cerimonia di consegna Claudio esegue dal vivo La vita è adesso.
A tutti questi successi si accoda furbescamente la RCA che, con la stampa di un doppio vinile intitolato Claudio e recante, fra gli altri, alcuni titoli di vecchia pubblicazione fino ad allora mai pubblicati, cerca ancora di sfruttare l'immagine sempre vincente di Baglioni. È forse opportuno, fra tutti i pezzi inseriti in questa sorta di raccolta, menzionare la prima e unica apparizione sui vari supporti di In viaggio, canzone che, come già sopra ricordato, avrebbe dovuto far parte dell'album Questo piccolo grande amore.

Alla fine di novembre del 1985, la Rusconi editore pubblica il volume Notti di note, un libro di appunti di viaggio, sensazioni, ricordi e sogni scritti direttamente dal pugno di Claudio. Questo si rivela documento davvero interessante poiché permette di scoprire un Baglioni inedito, anche grazie alle splendide fotografie di Guido Harari. Esse costituiscono il vero "corpus" del volume, creando un racconto per immagini che narra il tour come in un diario suggestivo e pieno di rivelazioni inedite.

Anche il 1985 si chiude dunque all'insegna di un sempre crescente e reiterato successo; forse anche in conseguenza di ciò, quello successivo non sarà l'anno di riposo che spesso aveva caratterizzato quello seguito al nuovo album e alla relativa tournée, ma piuttosto un periodo denso di lavoro, sperimentazioni e sorprese inaspettate.