biografia
a cura di Luca Tempini

Introduzione
 
Prologo
 
L'ambiente
 
Le prime note... di giorno
 
I tentativi
 
Cantante professionista
 
Le canzoni stonate...
 
L'influenza del cinema
 
Ragazzo nell'est
 
Quella sua maglietta fina
 
I giri di Camilla
 
La consacrazione definitiva
 
Il sabato del villaggio
 
Solo in compagnia di sé senza chiedere il permesso...
 
Un nuovo disco e un discografico nuovo
 
Canzoni e una piccola (grande) storia che continua...
 
Alé-oó
 
La canzone del secolo
 
La vita è adesso, il sogno, sempre
 
D'Assolo continuerò
 
Un trovatore perso un cantastorie muto
 
OLTRE
 
Appunti sparsi su quel che c'è
 
Sempre lo stesso, più grigio ma non domo
 
L'anima nuova di Claudio
 
Da me a te e dalla città allo stadio: un progetto lungo un sogno
 
Giri di "valzer" per un viaggiatore
 
Di nuovo "in viaggio" per sapere cosa c'è laggiù...
 
Sogno di una notte di note
 
Come per incanto
 
I concerti irregolari
 
L'uomo della storia accanto
 
Tutti in un abbraccio
 
'O scia'
 
Da cantautore a commendatore
 
Finale in... crescendo
 
Titoli di coda
 
Bibliografia e testi
 
Credimi, CREDITI
 

Sogno di una notte di note

Giusto il tempo per concedersi una breve vacanza marina nella splendida Lampedusa e Claudio si ripresenta con un progetto per una tournée estiva nuova di zecca: essa dovrà muoversi da Pompei il 13 agosto, per toccare svariate località della penisola che abbiano il denominatore comune dell'arte. Questa sarà infatti la peculiarità dei nuovi spettacoli: essere costruiti per integrarsi perfettamente ai siti archeologici o comunque a luoghi di spessore culturale che sono disseminati ovunque sul suolo italico. Tale operazione avrà, nelle intenzioni del suo artefice, la facoltà di distribuire duplici suggestioni provenienti congiuntamente dall'espressione musicale e dal patrimonio storico. Per conformarsi a questa principale direttiva, viene realizzata una struttura capace di adeguarsi alla cornice nella quale dovrà essere inserita: pertanto il palco, così come gli accessori dello stesso, sono costruiti rigorosamente in legno e con criteri di evidente sobrietà. Operando un'ennesima sintesi fra le varie espressioni culturali, lo "show" evoca nel titolo, nelle scenografie e in svariate altre attribuzioni la commedia di Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate. Infatti lo stesso titolo della tournée Sogno di una notte di note è evidente parafrasi dell'opera del "bardo" di Stratford; la scenografia si avvale di alcune apparecchiature tipiche del teatro elisabettiano quali le macchine per riprodurre il rumore del vento e della pioggia; inoltre, sia l'introduzione che l'epilogo del concerto stesso sono caratterizzate dalla declamazione dei versi appartenenti a detto componimento drammatico.
Soprattutto per l'esigenza intima del cantautore ma anche per mantenere un atteggiamento "rispettoso" nei confronti della Storia, cornice ammaliante e sofisticata dei vari spettacoli, Baglioni rinuncia alle scoppiettanti evoluzioni coreografiche degli ultimi tempi, ai suoni sintetizzati, alla tecnologia elettronica e informatica a cui soprattutto il "futurista" tour In viaggio aveva copiosamente attinto. Diversamente, Sogno di una notte di note, offre concerti decisamente "minimalisti", nei quali tutto viene suonato ed eseguito dal vivo, in versione acustica e "soft". Anche la scelta delle canzoni è decisamente improntata a valorizzare questo nuovo tipo di esibizione e privilegia brani di seconda e terza fascia anch'essi colorati di accordi inediti che rivestono le canzoni di una vitalità nuova e seducente. Questa operazione evita anche di perpetuare quell'effetto "karaoke" che secondo il cantante riduce di molto il significato artistico e innovativo di un concerto, svalorizzandolo. Certo è che, nell'interpretazione quivi fornita, nel nuovo abito appositamente confezionato per l'occasione, alcuni pezzi non troppo classici ma di grande qualità, quali Acqua dalla luna, Ragazze dell'Est, Notte di note, Io dal mare e tanti altri rilasciano emozioni nuove e freschissime, quasi si trattasse di nuove composizioni. Ai successi di sempre Claudio dedica invece un curiosissimo Canzoniere del tempo cucendo da sarto consumato in un medley suggestivo e scatenante, le sue arie più celebri tutte fuse insieme: da Questo piccolo grande amore ad Amore bello, da E tu... a Sabato pomeriggio, da Solo a E tu come stai, da Strada facendo a La vita è adesso, da Dagli il via a Io sono qui.
Davvero degna di segnalazione la struggente interpretazione di una sofferta Fammi andar via, che sembra direttamente uscita dall'anima del cantautore poiché viene cantata con una convinzione e una intensità tali da provocare nell'attonito pubblico, quasi sempre attento a non disturbare l'esecuzione come espressamente richiesto, sentimenti di viva commozione.

Attorno al conclamato protagonista, si muovono gli altri personaggi di questa originale rilettura scenica; essi sono impersonati dai soliti consumati coprotagonisti e cioè Giovanni Boscariol alle tastiere e organo Hammond, Paolo Costa al basso e al contrabbasso, Paolo Gianolio alle chitarre acustiche e semiacustiche, Gavin Harrison alla batteria, nonché voce narrante e madrelingua dei versi iniziali e finali della commedia (la traduzione italiana sarà invece recitata da Baglioni stesso), Danilo Rea al pianoforte ed Elio Rivagli alle percussioni. Per tutti i musicisti ci sarà la possibilità di alternarsi con un set di strumenti particolari: fisarmoniche, vibrafoni, timpani e strumenti a plettro come mandolini e bouzuki.
Dopo la data di Pompei, che coinvolge Baglioni in una polemica piuttosto strumentale e che rischia addirittura di far saltare il concerto, la troupe si sposta riscuotendo un successo annunciato e dirompente in località tra le più culturalmente significative del Paese: da Pescara (15, Teatro D'Annunzio), a Macerata (16, Sferisterio), quindi S. Marino (17, Teatro all'aperto), Fiesole (19, Anfiteatro), Viareggio (20, Teatro Puccini), Taormina (23, Teatro Greco), Agrigento (24, Valle dei templi), Palermo (25, Teatro della Verdura).
La tournée farà poi tappa a Selinunte (26, Tempio di Hera), Villapiana (28, Anfiteatro), Paestum (30, Teatro dei Templi). A settembre visiterà Marostica (2, Piazza degli Scacchi), Lignano (3, Arena Anfiteatro), Verona (4, Teatro Romano), Bergamo (5, Lazzaretto), Nuoro (8, Arena Anfiteatro), Cagliari (9, Teatro Romano), Roma (11, Stadio Pallacorda), Ostia (12, Scavi), Benevento (14, Teatro Romano), Lecce (16, Cave del Duca di Torrevecchia), Foggia (17, Teatro Mediterraneo), Caserta (19, Reggia), Ascoli (20, Piazza del popolo), Spoleto (21, Piazza del duomo), Lucca (22, Piazza Anfiteatro).
Gli spettatori convenuti in queste meravigliose piazze restano dunque ammaliati, oltre che da una conturbante scenografia millenaria, testimonianza imperitura dell'immortalità umana perpetuata attraverso l'arte, anche da quelle note pizzicate e carezzate che sembrano venir giù da un paradiso artificiale e che si dipanano su ciascuno, rendendo reale, almeno per un momento lungo tre brevissime ore, l'inafferrabile dimensione del sogno: il sogno appunto, di una notte di note.

Al termine di questo giro di concerti sembra di ritrovare un Baglioni decisamente soddisfatto e indirizzato verso frontiere nuove e diverse. Se in precedenza egli aveva infatti affermato di non voler più esibirsi negli stadi, ora va addirittura oltre, dichiarando un'intenzione di massima di recuperare un rapporto sempre più diretto con il pubblico, rinunciando alle varie sofisticazioni elettroniche e a un certo tipo di concerti "oceanici" e "spettacolari". Gli episodi di Sogno di una notte di note sono in un certo qual modo una prima tappa di avvicinamento a questa meta che ipotizza addirittura la costruzione di un teatro realizzato su misura per contenere i progetti futuri. Fra questi è sempre in embrione, retaggio di un antico vagheggiamento giovanile, quell'opera musicale da sempre nei sogni del cantautore e che, già teorizzata come un prolungamento drammatico di Questo piccolo grande amore, era stata successivamente rimandata al periodo precedente alla realizzazione di E tu...; eppure essa non aveva mai trovato, nemmeno in seguito, adeguato svolgimento e pubblicazione. Tuttavia, per la frequenza con cui questo piano si inserisce fra le svariate ideazioni del cantautore, è presumibile che a essa venga data, prima o poi, opportuna attuazione.

Il 24 novembre del 2000 viene inaspettatamente pubblicato l'album "live" Acustico, Sogno di una notte di note, mentre è del dicembre appena seguente la pubblicazione del relativo video ufficiale, dallo stesso titolo.
All'ascolto, l'ennesimo CD dal vivo non mostra comunque di essere un prodotto ripetitivo: fedele testimonianza dello spettacolo, del quale manca soltanto il primo medley, esso propone, com'era stato durante l'ascolto "live", canzoni completamente rivestite di nuovo con accordi inediti e particolarmente accattivanti. L'interlocutore ne rimane dunque colpito e ritorna a immergersi con la mente nell'atmosfera affascinante nella quale tali esibizioni si erano svolte, lasciando vagare l'immaginazione e ritrovandosi accanto a quelle vestigia classiche che avevano costituito cornice ma anche contenuto dei concerti stessi. L'impatto della VHS sembra invece meno entusiasmante, poiché qui, ovviamente, nulla è lasciato all'immaginazione, componente fondamentale di questo tipo di nuovo "show": forse anche per scelta, la regia non concede moltissimo spazio a pubblico, ambientazioni e palco, concentrandosi soprattutto sul protagonista. Comunque essa è senza dubbio un documento che completa il "dossier" sul concerto, svelando minuziosi particolari di mimica del cantante durante le varie interpretazioni.
Tornando al disco è davvero curioso osservare come, per l'ennesima volta, il documento che certifica un concerto dal vivo inizi nel titolo, con la lettera A. Era stato così per Alé-oó e Assolo; la tradizione era poi proseguita con Assieme e Ancorassieme, quindi rinverdita con Attori e Spettatori e alfine confermata da A-live; Acustico, Sogno di una notte di note la consolida e la rende vezzo.

Come l'anno precedente, Claudio decide di festeggiare la fine dell'anno 2000 con il suo pubblico, ma stavolta sceglie Milano, ove si esibisce gratuitamente in piazza Duomo insieme a svariati artisti con cui divide il palcoscenico. Anche la coreografia del capoluogo lombardo, che staglia la sua cattedrale gotica imperlata di luci dietro al palco, offre mirabolanti concessioni alla suggestione e pare essere degno compendio alla conclusione di un secondo semestre vissuto al cospetto e nel segno dell'estetica artistica.
Tuttavia, a causa di alcuni facinorosi, si respira qualche attimo di panico che guasta un clima altrimenti magico.
La scaletta è scarna ma tesa a trascinare le migliaia di persone presenti attraverso brani come Noi no o Io sono qui; in quest'ultima egli inserisce una simpatica variante dedicata al momento milanese: la strofa "più grigio ma non domo" viene modificata in "e canto in piazza Duomo", e scatena allegria e applausi in tutti i convenuti.

Si chiude dunque un altro anno all'insegna di ennesimi successi e se ne apre un altro gonfio di nuove aspettative e di progetti annunciati. Ormai il pubblico di Baglioni ha chiaramente compreso da tempo che il cantautore romano non intende fermarsi a inseguire il mito di sé stesso e vuole piuttosto conseguire traguardi sempre diversi: fedele ed entusiasta dunque, esso si appresta a farsi blandire da nuove magie.