biografia
a cura di Luca Tempini

Introduzione
 
Prologo
 
L'ambiente
 
Le prime note... di giorno
 
I tentativi
 
Cantante professionista
 
Le canzoni stonate...
 
L'influenza del cinema
 
Ragazzo nell'est
 
Quella sua maglietta fina
 
I giri di Camilla
 
La consacrazione definitiva
 
Il sabato del villaggio
 
Solo in compagnia di sé senza chiedere il permesso...
 
Un nuovo disco e un discografico nuovo
 
Canzoni e una piccola (grande) storia che continua...
 
Alé-oó
 
La canzone del secolo
 
La vita è adesso, il sogno, sempre
 
D'Assolo continuerò
 
Un trovatore perso un cantastorie muto
 
OLTRE
 
Appunti sparsi su quel che c'è
 
Sempre lo stesso, più grigio ma non domo
 
L'anima nuova di Claudio
 
Da me a te e dalla città allo stadio: un progetto lungo un sogno
 
Giri di "valzer" per un viaggiatore
 
Di nuovo "in viaggio" per sapere cosa c'è laggiù...
 
Sogno di una notte di note
 
Come per incanto
 
I concerti irregolari
 
L'uomo della storia accanto
 
Tutti in un abbraccio
 
'O scia'
 
Da cantautore a commendatore
 
Finale in... crescendo
 
Titoli di coda
 
Bibliografia e testi
 
Credimi, CREDITI
 

D'Assolo continuerò

L'anno che si apre è dunque contrassegnato da un impegno musicale continuo e impegnativo; esso porta Baglioni a misurarsi, nell'estate successiva, con la realizzazione di un progetto ambizioso e difficile che mai, nella storia della musica leggera, è stato tentato dal vivo: si tratta di portare il cantante sul palco senza musicisti né accompagnatori, non rinunziando comunque alle sonorità tipiche dei vari strumenti. L'esperimento diviene possibile grazie a un ingegnere del suono e arrangiatore particolarmente geniale e innovativo: Pasquale Minieri. Egli, reduce da esperienze musicali di vario tipo, si dedica a una ricerca elettronica particolarmente sofisticata che presuppone l'utilizzo della tecnica MIDI: essa consiste nell'elaborazione computerizzata di un suono che, elaborato, acquista sonorità preordinate. In sostanza, a una corda di chitarra si permette che corrispondano anche suoni di tastiera, pianoforte, ecc.
Per meglio esemplificare questo concetto si prenda atto delle stesse parole di Minieri:
"Questo nuovo modo di suonare era davvero difficile per Claudio, perché lui stava lì dal vivo a cantare e ogni volta che toccava la tastiera i suoni che ne uscivano erano diversi, mentre quella che lui suonava era la stessa chitarra del brano precedente o la stessa tastiera. Da un punto di vista mentale era uno scoglio difficilissimo da superare. In alcuni brani per avere delle parti ritmiche senza dover ricorrere alla batteria avevamo ulteriormente complicato le cose. Diciamo innanzitutto che non abbiamo mai cercato di fare giochi di prestigio tentando di riprodurre suoni conosciuti: abbiamo piuttosto tentato di inventarceli. Ora, quando Claudio faceva un accordo sulla tastiera o sulla chitarra ne veniva fuori, diciamo, un suono di piano; quando sollevava la mano veniva generato un altro impulso musicale di basso e con questo gioco di colpire la tastiera della chitarra e sollevare la mano si creava la base ritmica. Le cose si complicavano ancora di più quando avevamo programmato dei suoni ribattuti, che suddividevano ulteriormente le note. Tutto questo, però, era pilotato esclusivamente da Claudio, che poteva così cambiare a suo piacere la velocità dei brani senza avere il problema di suonare su parti predeterminate in modo ferreo".
Il lavoro di base, come si può facilmente comprendere, è davvero difficoltoso e vastissimo, ma alla fine viene compiutamente portato a termine facendo riscuotere alla tournée, manco a dirlo, grandissimo successo.

Non mancano tuttavia, stavolta, le voci dissonanti: un po' per la nuova tecnica utilizzata, un po' soprattutto per la sua voglia di innovazione, Claudio propone accordi diversissimi di alcuni brani classici, fino al punto da renderli quasi irriconoscibili. Forse ansioso di levarsi quell'annosa e fastidiosa etichetta di "cantore dei buoni sentimenti", egli stravolge i suoi successi, soprattutto quelli degli anni Settanta, provocando anche fra i suoi fan più accaniti aspre polemiche. Molti sostengono che determinate canzoni, quali ad esempio Questo piccolo grande amore, Sabato pomeriggio, E tu..., non possano venire contaminate, poiché appartengono ormai all'immaginario collettivo che le vuole sentire riprodotte sempre nella medesima maniera, quasi fossero un capitale storico della memoria. Baglioni invece, d'altro canto, rivendica la sua facoltà di autore a rimpossessarsene, quasi fosse geloso di loro, quasi si sentisse defraudato di una paternità che tiene ancora a rivendicare. La diatriba è da considerarsi, in questo senso, ancora aperta.

In ogni modo, quello che l'artista propone esordendo allo stadio di Lecce nel maggio del 1986 è uno spettacolo straordinario per professionalità, intensità e sperimentazione. Claudio si offre con un coraggio straordinario, concedendosi al suo pubblico in un modo che nessun artista italiano aveva mai osato nemmeno immaginare. I mesi di studio, la scoperta di nuove frontiere musicali, l'esercizio strenuo della professione, lo aiutano a divenire musicista più capace ed esperto. Anche le sue performance artistiche divengono migliori e più sofisticate, corroborate da una mirata e precisa preparazione fisica. Gli spettatori lo seguono e ricambiano i suoi sforzi, sempre tesi alla ricerca di miglioramento, affollando stadi e piazze dove Assolo sceglie di fermarsi.
La scaletta dei concerti è stavolta meno disposta a concedere spazio ai successi classici, che trovano comunque adeguato spazio nei tre Medley all'organo, alla chitarra classica e a quella acustica; essi vengono proposti con studiata cadenza e, insieme agli altri brani più recenti, lasciano comunque vibrare nell'aria le suggestioni di sempre.
Lo spettacolo dura più di tre ore e, al suo affievolirsi, come già anticipato, propone una QPGA praticamente irriconoscibile, una I vecchi commovente per partecipazione e un'ultimissima La vita è adesso che riporta l'esibizione nell'alveo tipicamente festaiolo in cui solitamente si riconducono i finali.
Lo spettacolo itinerante chiude i battenti nel successivo settembre: la Rai ne manda in onda anche alcuni lunghi spezzoni.

Sarà per questa reiterata presenza del cantautore nelle trasmissioni mediatiche, per questo suo successo senza precedenti, oppure per quell'atteggiamento distaccato e presumibilmente imputabile a una congenita timidezza, intesa da alcuni come impostata supponenza, che si deve registrare, a partire da questo periodo, anche un moto d'insofferenza verso il nostro artista presso una parte dell'opinione pubblica. Baglioni divide l'Italia musicale, che lo ama in maniera viscerale o proprio non lo sopporta.

Ad ogni modo, la cosa non sembra preoccupare il protagonista di tale diatriba che piuttosto non sembra proprio intenzionato a fermare la sua febbrile attività produttiva: assieme a Minieri e ad alcuni stretti collaboratori, egli si rinchiude per tutto l'autunno in uno studio di Rimini per riascoltare e remissare tutte le registrazioni dei concerti. Insieme, hanno infatti deciso di realizzare il documento dal vivo che fisserà emozioni, sensazioni e melodie delle nuove e appena trascorse notti di note. Il triplo vinile Assolo uscirà nel novembre di quello stesso anno con l'appendice dell'inedita Il sogno è sempre.
È questa, una canzone che richiama la melodia dei passi autobiografici compresi in Strada facendo (1./2./3./4.) e del frammento Una casa nuova sul retro di Avrai, costituendone di fatto l'ideale chiusura.
Il testo è contrassegnato da una sottile malinconia per l'incapacità di comprendersi all'interno del mondo reale: ancora una volta, unica possibilità di salvezza è la fuga da questa dimensione e il rifugio nell'ambito onirico. Eppure proprio dalla capacità di sognare, dalla necessità di farsi rivestire dall'effimero, potrà essere tratta la spinta per ritrovare, anche nel concreto, quell'energia vitale che servirà a farci conseguire nuovi e raggiungibili traguardi di piacevole sopravvivenza.

Se rapportato allo strepitoso successo delle precedenti pubblicazioni, Assolo parrebbe rappresentare un piccolo passo indietro nel computo dello standard solitamente raggiunto; e commercialmente lo è senza dubbio. Tuttavia è importante rimarcare l'incidenza del prezzo, trattandosi di un triplo disco, nonché il carattere decisamente poco divulgativo acquisito dalle canzoni riarrangiate: il prodotto dal vivo è infatti essenzialmente concepito come "rockettaro", "veloce" e festante, mentre qui ci si trova di fronte a un prodotto di fattura decisamente differente che, se è comunque accettato dai fedelissimi, viene digerito un po' più difficilmente dal grande pubblico.
Anche la critica si spacca, assumendo ora toni entusiastici e definendolo lavoro innovativo e aperto a nuove prospettive tecnologiche, ora toni sprezzanti, etichettandolo come opera altezzosa e confusa.

Ciò che non si può evidentemente negare è l'eccezionalità dell'evento e la volontà di mettersi in discussione attraverso nuove strade. A distanza di anni, ad ogni modo, il disco si ascolta con la piacevolezza derivata dalla musicalità rilassante che altri dischi "live", anche dello stesso Baglioni, mancano di possedere.

Di questo stesso anno è pure una campagna pubblicitaria di una ditta di prodotti per pulizia che allega i nastri di alcuni vecchi successi del cantautore a un prodotto della sua linea. Tuttavia, appellandosi al fatto che una tale iniziativa lo colpisce direttamente nell'immagine professionale, Claudio adisce le vie legali e riesce immediatamente a far sospendere la distribuzione.
Nel febbraio del 1987, infine, viene pubblicato un altro libro, ancora da Rusconi, dal titolo Assolo. Non solo. che contiene tra l'altro le fedeli partiture di quasi tutte le canzoni cantate nell'omonimo concerto. Si tratta di un documento che testimonia la complessità e il lavoro di studio che si celava dietro l'ambizioso progetto.

Dopo avere calcato le scene per più di due anni consecutivi, e mentre già si parla, da più parti, di un nuovo lavoro imminente, l'artista si consegna invece, ormai fedele a un cliché che sembra un copione scritto e definito, a uno dei suoi più lunghi e sofferti periodi di quasi assoluto silenzio.