torna al menu
stampa
Rassegna stampa - giovedì 1 giugno 2000 ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2001

  <  elenco completo (595)   <  articoli pubblicati su Il Messaggero (63)
  <  altri articoli scritti da Marco Molendini (10)

Pubblicato su Il Messaggero - 01/06/2000
www.ilmessaggero.it/

Parla il cantautore dal 6 al Palaeur, tappa romana del tour, con cinque serate e 50 mila fan. Tre ore di musica e tutti i pezzi del nuovo cd
Baglioni: il mio ultimo kolossal
«Nel futuro voglio chiudere con stadi e mega-concerti»

di Marco Molendini

ROMA - Saranno cinque, se il Palaeur sarà disponibile, le serate romane del tour di Claudio Baglioni. Debutto martedì, repliche il 7, 8 e 9, e, forse l' 11. Il 10 serata dedicata agli iscritti al fan club di Claudio, i Cab. Non è il pubblico di uno stadio, come due anni fa, ma quasi, visto che nella somma degli show arriverà a raccogliere qualcosa come cinquantamila spettatori.
Che si aggiungono ai duecentocinquantamila che finora hanno visto il concerto in tutta Italia.
«E' stato un viaggio impegnativo, perchè lo show non è soltanto una passerella di canzoni» dice Claudio, appena sbarcato a Roma dopo la tappa a Perugia. E' nervoso («come capita sempre quando devo cantare a Roma. Chissà forse è perchè è la mia città. E' come se dovessi ogni volta rifare gli esami, è una sensazione che non sono mai riuscito a superare»). E' anche contento: le cose sono andate benissimo non soltanto per il botteghino («non si può misurare tutto con i numeri come si fa in televisione»), ma anche per il tipo di risposta del pubblico: «Il mio è un racconto a due voci, la mia e quella del mio alterego virtuale, Claud, che richiede concentrazione e attenzione».
E ci vuole anche un certo impegno fisico ad affrontare il concerto di Baglioni, visto che Claudio offre con la sua solita esasperata generosità la bellezza di tre ore e passa di musica e ha anche il coraggio di tagliare alcuni dei suoi cavalli di battaglia più classici (E tu, Notte di note, Poster, Sabato pomeriggio) dando invece spazio all'ultimo album, Viaggiatore sulla coda del tempo, suonato integralmente. «Ma dal debutto di Firenze - spiega il cantautore romano - abbiamo cominciato a fare piccoli cambiamenti.
Diciamo che la scaletta del concerto per la prima volta nella mia vita è diventata aperta. Quindi di volta in volta ci sono esclusioni e ripescaggi di brani a favore o a sfavore di altri. E ho creato anche uno spazio, diciamo improvvisato, in cui resto solo sul palco con la chitarra».
Dopo Roma, il tour farà tappa a Genova, tornerà a Firenze e Milano, si chiuderà in Svizzera, il 22 giugno a Zurigo. «Sarà l'ultimo mio tour di questo tipo» assicura Claudio. Nel senso che ha voglia di chiudere con i grandi spazi, con i palasport: «Con Viaggiatore sulla coda del tempo si conclude un ciclo, quello aperto da Oltre dieci anni fa. Ho riscoperto il gusto della musica fatta con poco. Il piacere di ritrovarsi la mattina sul letto, prendere la chitarra e mettersi a suonare. Vorrei un rapporto ravvicinato con il mio pubblico». Insomma, c'è voglia di suonare in luoghi più raccolti, con impianti scenici meno giganteschi, possibilmente in eatro.
E chissà che non si cominci da subito: «Finito questo tour, mi prenderò un po' di vacanze, poi in autunno ci ritroveremo coi miei musicisti in una sorta di ritiro di una decina di giorni, per il gusto di suonare e magari studiare qualcosa di diverso. Senza obiettivi immediati. Ma magari per fare qualcosa verso la fine dell'anno».



segnalato da giggi

  <  elenco completo (595)   <  articoli pubblicati su Il Messaggero (63)
  <  altri articoli scritti da Marco Molendini (10)