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Rassegna stampa - mercoledý 2 settembre 1998 ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2001

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Pubblicato su La Stampa - 02/09/1998
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Se la Destra canta per Battisti An rivendica l'artista


di Pier Luigi Battista

BEATI i centristi. Non essendo né di destra né di sinistra possono gustarsi indifferentemente la musica di Lucio Battisti e quella di Francesco De Gregori, senza dilemmi assoluti, senza aut aut ideologici, senza vincoli d'appartenenza. Se fossero di destra o di sinistra, dovrebbero scegliere: o con Battisti o con De Gregori. O Acqua azzurra, acqua chiara oppure La donna cannone . O "oh mare nero, oh mare nero" ovvero "buonanotte fiorellino". Perché nello sforzo di rendere omaggio alla nuova legge sulla privacy mentre Lucio Battisti è ricoverato in un ospedale milanese, il Secolo d'Italia , organo di Alleanza nazionale, non si è risparmiato il consueto esercizio di impossessamento dell'artista, spiegando al mondo che Lucio Battisti appartiene alla destra e alla destra soltanto e che nel bipolarismo del gusto e dell'estetica si impone la logica di Jalta: "Diamo a Cesare quel che è di Cesare, voi tenetevi De Gregori, noi ci teniamo Battisti".
Dilemma vagamente surreale ma che trova ospitalità in un Paese, come è noto, attraversato da un poderoso spirito di fazione e sempre incline, come si dice, a buttarla in politica. Del resto è già capitato che una accreditata rivista di cultura si cimentasse nell'ardua impresa di catalogare gli slip come inguainamento irrimediabilmente di destra e i boxer come indumento certamente di sinistra. Il problema è che il dibattito sul presunto carattere destrorso dell'arte di Battisti (e di quella di Mogol, che adesso è diventato un fan di Di Pietro) risulta una di quelle leggende metropolitane che permangono e conservano un alone di impalpabile eppur coriacea credibilità in virtù di un equivoco che si è protratto nel corso degli anni e oramai dei decenni e la cui persistenza testimonia di quale grado di pigrizia intellettuale siano capaci opinionisti e artefici di tendenze nell'Italia che si ostina a proclamare stancamente la morte delle ideologie. Capire le radici dell'equivoco consente di non liquidare la sortita appropriatrice del quotidiano di An come un'ennesima mattana estiva, come pure rischia meritatamente di apparire. Certo, chi vuole dimostrare di saperla più lunga accennerà a sempre evocati e mai provati gesti di appartenenza di Battisti a uno o più gruppi della galassia dell'estrema destra italiana. Ma all'origine della leggenda di un Battisti di destra sta un pregiudizio molto diffuso negli Anni 70 per cui era da considerarsi di "sinistra" tutto ciò che aveva sentore di impegno, passione civile, sensibilità alle "problematiche" sociali e disponibilità alle cause dell'Umanità in via di redenzione e di "destra" tutto ciò che sembrava "qualunquista" e disimpegnato e dunque "intimista". Non è un caso che, prima della tardiva "riabilitazione" di Claudio Baglioni fatta propria da un umore di sinistra che ha dovuto aspettare Fabio Fazio per accorgersi di ciò che milioni di giovani avevano scoperto senza sforzi (cioè che Baglioni è un grande), il cantante di "Passerotto non andare via" veniva considerato anch'egli di "destra", sebbene di una destra meno parafascista e più democristianeggiante.
Oggi, nel recupero che si vuole ironicamente postmoderno e brillantemente colto di Anima mia e di Carosello , questa rozza ma chiara distinzione può apparire vetusta e irrimediabilmente datata e molti ex giovani di sinistra hanno portato il loro piccolo obolo sull'altare del pentimento collettivo confessando di aver ascoltato la musica di Battisti quasi clandestinamente per non farsi scoprire dal Grande Fratello del sessantottismo. Ma, come si sa, le ragioni del cervello hanno ritmi e logiche diverse delle ragioni del cuore e dunque quella antica attribuzione di caratteristiche di destra alle canzoni di Battisti può riaffiorare lungo percorsi bizzarri e imprevedibili. Specialmente se la destra, accettando pateticamente il Risiko della musica leggera, finisce per accettare il ruolo di custode di santini oramai desueti. Povero Lucio Battisti.

segnalato da Cecilia Lombardino

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